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Chiuso nella sua spettacolare baia descritta dalla cartografa e spia Inglese Freya Stark l’anfiteatro era agevolmente raggiungibile per via FLUVIALE fino al 1939.

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L’odore degli escrementi dei cavalli non ha mai caratterizzato il teatro Berico. Non perché qui non venisse gente, anzi, il bello di questo teatro è che la gente arrivava in barca. Attraccava silenziosamente al porto degli angeli nella Fontega e poi saliva a piedi il breve percorso che portava sulle terrazze del teatro. Così fu fino alla seconda guerra mondiale e dopo che fu preso in consegna dagli Inglesi nel 1916 quando assistettero a tre sporadici spettacoli. Davanti a questo teatro non vi erano quindi carrozze in sosta con i loro cavalli ma barche.

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Scomodo, distante, isolato rispetto centro delle città. Anche per questo, probabilmente, non è rimasto nella memoria della gente. Prima dell’avvento dell’automobile, ai tempi in cui ci si recava a teatro con la carrozza, il successo di un’opera teatrale o musicale lo si quantificava da quanti escrementi di cavallo vi fossero nel piazzale antistante il teatro. Per i teatranti augurarsi molta merda è ancora oggi sinonimo di successo perché significa tanto pubblico e quindi fortuna.

Nel Settecento o nell’Ottocento ben pochi avrebbero raggiunto  il teatro avventurandosi  in calesse per  lo  stretto sentiero che si snodava sulla dorsale dei colli Berici. Erano  percorsi  per esperti abituali cocchieri locali, non per “foresti”. Questo era l’unico teatro privato, come  si usava riscoprire in quegli anni,  con la fortunata caratteristica di poter essere raggiunto in barca attraccando nella  baia sottostante dove già era esistito un pontile fin da epoca paleolitica e dove furono rinvenute nella torba delle piroghe monossili; ora non sono più visibili perché incenerite da una bomba al fosforo nell’ultima guerra mondiale dentro il  Museo Civico al quale. dopo essere state ritrovate erano state affidate dal ricercatore del CAI Gastone Trevisiol (una specie di Plinio il vecchio per lo sfortunato destino).

Proprio dalla stessa darsena si saliva  fino all’ isoletta Quiriniana meta finale di un pellegrinaggio ricordato dai templari e che fino ai primi del 1900 era ancora conosciuto anche nelle testimonianza delle stella apposta sul rosone delle chiesetta del Tormeno.(oggi scomparsa) L’anfiteatro era un luogo mistico sopratutto prima del 394 d. C. Noto fra gli artisti che qui si davano appuntamento concertando per pochi fortunati, sopratutto al pianoforte. Qui, e lo provano i resti carbonizzati di diverse imbarcazioni estratte dalla torba, pochi invitati potevano assistere a vere e proprie scene di spettacoli galleggianti con incendi da rievocazioni di naumachia.

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A nessun nobile proveniente da Venezia sarebbe infatti  mai venuta l’idea di raggiungere i suoi possedimenti vicentini a bordo di una carrozza. Molto meglio in barca, come piaceva anche a Richard Wagner. L’ attracco  alla  darsena sottostante l’anfiteatro delle Querini era riservato ad autorizzati, esclusivi  invitati.   

MUESO PRIVATO NATANTI -CINETECA BECHSTEIN- BECCE -BIBLIOTECA Alcune barche sono visibili ancora oggi nel boschetto a confine del teatro. A testimoniare vi è un antico argano connesso al mulino che  era situato fra le due torri della ex Commanderia Templare. L’argano con la sola forza dell’acqua generava sufficiente energia per recuperare e ricoverare le barche fuori dall’acqua. Dal 1938 alcune barche sono rimaste lì come ai bei tempi, conservate intatte presso la media cavea dell’anfiteatro vicino ai resti dell’argano utilizzato per issarle su mentre la commanderia oggi ospita una vastissima ricca biblioteca e la storica Cineteca donata dal Bechstein Giuseppe Becce. dove ancora oggi si tengono lezioni di musica.

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Partendo da Venezia, la navigazione permetteva veloce il raggiungimento del teatro sostando a tutti i “caselli”, le fermate cioè i “ponti“( di Mossano, Castegnero , Barbarano, Nanto, Longare, Debba …).

BAIA DI ACCESSO AL SANTUARIO NELL?ANFITEATRO BERICO QUERINI COLONNA . QUI AVVENNERO LE PROVE DEL CAVALIERE DEL CIGLIO DI RICHARD WAGNER

L’ANFITEATRO MARITTIMO BERICO QUERINI- COLONNA DI ARCUGNANO CAPOLUOGO ricordato dal linguaggio Sabir come “marittimo” era un Santuario raggiungibile dal mare attraverso stretti canali che conducevano a una misteriosa baia. Sullla sua acqua si specchiavano terrazze di un imponente anfiteatro orientato a Orione. Citato da diverse fonti, sia antiche che moderne i suoi resti non erano tuttavia mai stati catalogati ne associati ai tanti riscontri fin tanto che dal 1997 l’archeologo di fama mondiale prof. Maurizio Tosi, dopo essersi imbattuto su eccezionali documenti reperiti da archivi “nella via della seta” decise di volerci vedere chiaro .

Durante la nvigazione quando la nebbia costringeva i “peòta” a rallentare, per evitare collisioni o segnalando la propria presenza, il corno era il protagonista assoluto. il suo suono era paragonabile a quello che potete ascoltare al primo movimento del Liebestod di Richard Wagner tra Mild und leise e wie er lächelt seguito poi dal dialogo dell’ oboe con il clarinetto, poi di nuovo nelle realtà al suono succedeva il secondo segnale di corno però smorzato. Il suono del corno di navigazione che segnala l’arrivo del Tristano di Wagner si può percepire distintamente solo nelle esecuzioni più vecchie del Liebestod. Le testimonianze raccontano che i Maltarello provassero anche con le nebbie notturne con i perfomers accomodati nel Golfo mistico. e con i leggii illuminati dalla fioca luce delle lanterne. Gli strumenti importanti venivano ricoverati in galleria. Con l’incremento delle vendite dei pianoforti molti parti semilavorate dei Rosenfranz, uscivano dalle fabbriche vicentine e giungevano fin lì senza pagare il dazio . Nelle conche dell”anfiteatro di Arcugnano soventemente i compratori restavano in attesa per giorni attendendo che, se libero dal lavoro delle barche, lo squerarolo chiamasse a raccolta segantini, remèri e pegolini per assemblargli i pianoforti acquistati.

L’INTERNO DELLA GALLERIA (COVOLO) I DI ESPANSIONE MUSICALE CHE CONDUCE ALLA PARTE CASTELLATA DELL’ANFITEATRO DI ARCUGNANO FIN SOTTO LA “STANZA MURATA” SOTTO LA CAMERA DI GIULIA

I Maltarello accoglievano i compratori di pianoforti fin dal loro ormeggio nelle darsena sottostante incantandoli col surround acquatico. E soventemente dalla sommità del teatro arrangiati fra le terrazze erano trascritti gli ordini di vendita dei pianoforti. Talvolta quei visitatori si caricavano nei bucintori quelli da concerto o da dimostrazione. Almeno due pianoforti al giorno e il tempo disponibile per le prove lo si trovava solo la sera. I più bravi e distinti musicalmente che si esibirono provando in quel disperso teatro delle Querini, oltre l’ Aureliano Pertile e i Maltarello erano musikanten di chiare origine ebraiche tra cui Ernesto Friedmann, Giacomo Orefice, Karl Lakenbach Josef, Engelsrath Rosa con Stella von Max Goldemberg, Cesare Apolloni, Sigismund Sonntag, Maximilian, Emma d’ Augusta, Jungmann, Eleonora di Greitz, Rose Katz di Vienna, i costruttori di Organetti Balboani (con fabbrica in corso Padova), il polacco Haschlaus Feighe Haschlaus, Teresa di Weinberger, Teresa di Auschwitz. Erano quasi tutti anche azionisti della allora neonata Banca Popolare VIcentina. Alcuni di essi sono seppelliti nel cimitero acattolico che i vicentini, nel dopoguerra, fino agli anni ’70 avevano vergognosamente trasformato in un recupero di parti di motorizzazione e di oli esausti.

Tristan und Isolde

Seguivano vie fluviali i nobili veneziani e i reali europei che volevano raggiungere Vicenza e la riviera Berica, o Este da cui molti di loro aveva avuto origine. Gli invitati raggiungevano il teatro per la stessa via svoltando a sinistra sotto la piana del Dio Berginus. Il teatro oltre ad essere privato, a differenza dei tanti altri teatri all’aperto mantenuti per pochi eletti fra le terrazze, si trovava in una posizione arroccata, per quell’epoca raggiungibile solo per vie d’acqua. Neppure l’argine era praticabile, lo vediamo così oggi solo perché gli americani lo hanno asfaltato. Presso quella che oggi è la loro base a quel tempo lavoravano delle giovanissime mondine.

SEMINASCOSTA LA TARGA CHE SEGNALAVA L’ACCESSO SUPERIORE (PORTSA 8 DEL TEATRO DELLE QUERINI- COLONNA DI ARCUGNANO APOLOGO SOTTO LA CASA DEKL FASCIO)

L’anfiteatro e il suo territorio:

Molti sono i memorialisti che ne citano l’esistenza: da Tito Livio, Plinio, Galileo Galilei, Adalbert Lorenz, Francesco Tomasini , Andrea Palladio, Alberto Martini, Antonio Fogazzaro, lo scrittore e poeta Giacomo Zanella, Giuseppe Becce, i nipoti, membri storici CWGC al servizio di S. M. la Regina Victoria, gli Accademici Olimpici prof. Mario Andreis e Renato Cevese, la spia cartografa Freya Stark, (“la baia dell’anfiteatro), Alessandro Rossi, il Tenore di Arturo Toscanini Aureliano Pertile, Margherita, Vincenzo e Luigi Maltarello jr e Luigi Maltarello sr., l’allievo dell’accademico Olimpico prof. Mario Andreis, l’insegnante scrittore amante dei teatro Remo Schiavo, la pianista Gianna Andreis, l’accademico Olimpico prof. Renato Cevese, l’illustratore Antonio D’Agostini, l’ aviatore, poeta-memorialista Ettore Malosso, marito della bella Giuliana di Bellagio, oltre che S. M. la regina Margherita e Giosuè Carducci. Sono solo alcuni fra i più noti di quelli che hanno riferito circa l’esistenza dell”Anfiteatro Berico di Arcugnano delle nobili Querini-Colonna-Grimani-Grimaldi-Dalle Ore. della bellezza dei suo bacini. Nelle note pagate da Marco Polo ai Querini a pigione per la sua moglie ombra Cinese , figlia del Kublai Khan si fa riferimento al Grande lago di Vicenza e al suo Anfiteatro.

I tiranti

LA STORIA SCONOSCIUTA

Carlos Maria di Borbone, in compagnia del suo segretario, navigando lungo i canali a bordo di una gondola a quattro remi, sabato 20 Ottobre 1883, proveniente da Venezia con l’intenzione di visitare Este da dove si originarono i suoi antenati, compie un’ amena esplorazione per rendere omaggio ai luoghi dove il Maestro Richard Wagner fece ambientare il Tristano e Isotta dai Maltarello . L’erede al trono di Spagna vestiva un abbigliamento alla foggia del maestro tedesco. Carlos María de los Dolores Juan Isidro José Francisco Quirin Antonio Miguel Gabriel Rafael de Borbón y Austria-EsteDuca di Madrid era un patito di Franz Listz, di Marie d’Agoult, della George Sand, di Chopin, ma soprattutto di Richard Wagner verso cui sentiva che avrebbe potuto tranquillamente essere stato un secondo Re Ludwig. E questo spiega i continui soggiorni di sole spesi a Bellagio sulle tracce di Cosima Listz, Hans  Guido von Bülow  e Richard Wagner, i suoi discorsi salottieri con il Kaiser prussiano Federico III, il generale Ulysses Simpson Grant, il re Alberto Federico Augusto di Sassonia, il principe Tommaso di Savoia, Isabella di Baviera, Carlo Hohenzollern, Vittoria del Portogallo, Edmondo De Amicis, Arrigo Boito, Alfonso La Marmora, il poeta Antonio Fogazzaro, la principessa di Russia Olga Orloff e Margherita di Savoia che con il poeta Giosuè Carducci furono ospiti di una esecuzione all’anfiteatro Berico di Arcugnano.

Carlo Maria di Borbone-Spagna - Wikipedia
Carlo Maria di Borbone
(Lubiana, Carniola, 30 marzo 1848 – Varese, Italia, 18 luglio 1909)

La gondola fece una breve sosta attraccando presso la villa di Fedele Lampertico dove, fra gli altri, ad aspettare l’erede al trono dei Borbone, vi era il nobile Gaetano di Thiene con il suo segretario e il Fogazzaro con Zanella. Dopo aver pranzato alla locanda del Bonvicini, Carlos Quirino de Borbón, d’Austria-Este penetrò per la baia dell’ l’Anfiteatro QueriniColonna sul Grande Lago di Vicenza (o detto di Longare – Debba) risalì partendo dalla grotta degli Spartani fino alla sua media cavea baciando il suolo dell’isoletta Quiriniana e da qui fra vigneti e morari da seta costeggiando la Giuturna giunse all’ex Santuario di Giano (villa Montanari).

Alla piccola Chiesetta del Tormeno intitolata al pellegrinaggio dei Templari l’illustre visitatore vi sostò per una preghiera. La Chiesetta Privata, almeno fino a fine 1800 aveva ben visibile sul Rosone il simbolo esoterico dei Cavalieri Templari . Ecco com’è oggi:

La sera pernottò dai Rossi a Debba visitando pure la villa di S. Pietro Intrigogna il giorno successivo, oltrepassando senza formalità le palàde della collina del Dazio [presumibilmente la collina della Capra (A. Lorenz) Rotonda] al delta del fiume di Borgo Berga pernottò quindi all’albergo Roma in Vicenza . [cit. – Margherita Ungarelli Maltarello Ve 10 / 2/1878 + Palazzo Reale Torino 20 /5 /1905].

Il teatro ripreso dalla sua isola; il segreto del suo eccezionale espandibile surround è dovuto allo specchio d’acqua mentre grazie al suo covolo centrale è possibile ottimizzare il riverbero (che è un problema nelle esecuzioni di musica sacra all’aperto).

Nel I secolo a. C. i resti di quello che era il santuario nell’enorme anfiteatro sulla baia del più antico lago del Nord Italia, passarono al teatro Berga di Vicenza. Alla fine del III secolo al popolo furono definitivamente inibiti gli spettacoli (benché in privato, esattamente come oggi accade con il COVI19 e per chi apparteneva a una certo rango sociale, le sale ascolto come i luoghi di piacere i salotti di conversazione fossero aperti). Andrea Palladio fece comunque a tempo a rilevare il teatro Berga e a presentarcelo nella sua magnificenza. Ma nuovamente i vicentini si dimostrarono insensibili e stavolta decisero di costruirci dentro le proprie abitazioni. Le sue statue, passate attraverso proprietà private, terminarono poco gloriosamente il loro terzo passaggio di territorio ammassate per terra e senza descrizioni nel giardino del Teatro Olimpico sotto le finestre dell’Accademica.

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L’ACCADEMICO REMO SCHIAVO OMAGGIA IL CONSERVATORE PER L’OPERA INTRAPRESA DA SEMPRE

Contrariamente a quanto è stato diffuso a fini pubblicitari, giocando a lungo con impreparazione fra VERO o FALSO, il territorio del colossale ANFITEATRO ACQUATICO BERICO DEI QUERINI IN ARCUGNANO che si affaccia sulla Fontega non è mai stato “scoperto come per incompetenza qualche incolto ne ha così fatto apparire il suo riutilizzo. Esso ESISTE DA MILLENNI ( dati accertabili da qualsiasi tecnico) malgrado i ben visibili segni del terremoto del 1.117 abbiano pesantemente intaccato il suo profilo, limitato le sue dimensioni , determinato il crollo delle “Grotta degli Spartani” e dei suo ambulacri si cui si persero le tracce dopo che furono adibiti al ricovero delle pecore per i pastori erranti. Unico al mondo fra quelli acquatici stabili ancora esistenti è considerato una delle 10 più spettacolari meraviglie .

L’enorme anfiteatro con le ville dei Querini, Pasini-Franceschini-Salasco-Colonna, Margheritoni-Nordera che vi si affacciano e le sue terrazze e i suoi bacini ,continua a fornire testimonianza di una antichissima civiltà pre-romana oltre che romana. Franco Malosso von Rosenfranz subentrò da ragazzo al padre come curatore dell’archivio Mioni Papadopoli Wollemborg immergendosi nello studio del luogo con l’illustratore Antonio D’Agostini che delle proprietà dei Reali Inglesi e dal passaggio di Richard Wagner prese i primi spunti per le sue tavole rappresentando la tragedia “Morte d’Amore” di Tristano ed Isolde. La maggior parte degli investimenti atti a preservare queste strutture così come esse apparivano un tempo e come le vediamo oggi è dovuto alle elargizioni delle sua famiglia e di volontari locali.

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UNO FRA I PIU’ BELLI ED ANTICHISSIMI AL MONDO IN ITALIA :E’ UNA SCHIFEZZA DA DEMOLIRE” (JACOPO BULGATI D’ELCI VICESINDACO DI VICENZA mai eletto dai vicentini).

PRONTA FU LA REPLICA del PREMIO NOBEL, DARIO FO [ ndr] è curioso come lo scoperchiatore Vicesindaco di Vicenza Jacopo Bulgarini d’Elci erutti la sua indignazione per l’Anfiteatro Berico Marittimo (sul quale non ha nessuna competenza amministrativa), trascurando, o meglio, oscurando, Borgo Berga (dove ha le competenze).

Un’ offesa che ricade su generazioni di studiosi legati alla storia d’Italia, perché uno Stato di corruzione che opera in assenza dei più elementari diritti non si può più chiamare “Paese”.

Sarà la storia a giudicare il mio sogno di riaprirlo, il teatro. E questa volta a tutti. Un anfiteatro è qui presente da millenni e non può essere vituperato da detrattori che mediamente vivono meno di 100 anni. Franco M. von Rosenfranz

PARTICOLARE DELL’ANFITEATRO DELLA SPIA E CARTOGRAFA INGLESE FREYA STARK

MAURIZIO TOSI – FREYA STARK -SEBASTIANO TUSA- GIUSEPPE ANTOCCI –

Gli anni 2016-2019 sono stati caratterizzati della scoperta di almeno tre importanti teatri. Halaesa, risalente all’epoca ellenica, recuperato sotto l’egida di Sebastiano Tusa, collega del ventennale classificatore dell’anfiteatro Berico delle Querini Colonna, prof. Maurizio Tosi. L’ altro quello di Pietravairano (CA) Entrambi gli studiosi più volte minacciati come per il presidente del parco Nebrodi Giuseppe Antocci e 2 poliziotti delle sua scorta, sono deceduti in circostanze mai del tutto chiarite. Nel caso del Prof. Maurizio Tosi in Anfiteatro le intimidazioni, le minacce e p le pressioni a fare sparire il suo voluminoso carteggio non sono finite neppure con la sua morte.

1998 -2018 Anfiteatro acquatico Berico ex Querini di Arcugnano Capoluogo. in occasione della diretta in esilio per commemorazione è stato dedicata al busto inaugurato alla memoria del suo classificatore, il prof. Maurizio Tosi

Le analisi comparative dei materiali classificati dall’ opera ventennale del guru mondiale dell’Archeologia prof. Maurizio Tosi dimostrano come il teatro fosse sempre stato, prima del suo stravolgimento, immerso nel suo straordinario paesaggio marittimo e poi fluviale-lacustre. I suoi blocchi al completo, malgrado una parte sia stata spostata, sono comunque mantenuti nell’area e fa di lui un unicum mondiale.

LA CENA DELLE BEFFE GIUSPPE BECCE

GIULIETTA ADOLESCENTE ARCUGNANESE MIGRATA A VERONA La vicenda di una ragazza di nome Giulia tradotta dal suo compagno, il cavaliere Templare Adalbert Lorenz in forza ai portelli dell’Anfiteatro, e che si firmava Romeus Pellegrino, presente in un lascito ritradotto correttamente, ha permesso di dare un volto a quella che fino a ieri era considerata una leggenda narrata dallo scrittore Luigi Da Porto, i cui avi erano proprietari di tutto il circondario di Arcugnano e anche di immobili a Vicenza . In particolare appare certo che nel 1307 scrivendo a questa coltissima appena tredicenne, probabilmente orfana che lui chiamava ragazza delle Lanuginosa cioè Giulia , dal greco ( linguaggio codificato adottato dalla coppia oltre al corrente hoc e medio deutsch ) egli le scrisse raccomandandole di mettersi in salvo così raggiungendo la amica famiglia Veronese degli EMILEI anche passando per Montecchio e non solo. Per secoli il termine era stato tradotto interpretrandolo con EMIGRI in Verona e non EMILEI IN VERONA. La attenta verifica del documento e ricorretta rispettosa della traduzione del nome vero della Lanuguginosa e della corretta interpretazione dello scritto è dovuta allo studioso Franco Malosso von Rosenfranz. Tutta la scoperta è stata verificata dall’equipe dell’archeologo veronese di fama mondiale il prof. Maurizio Tosi e concluse dal suo rapporto finale.

A VERONA NON SOLO LEGGENDA

La vicenda ha finalmente concluso le polemiche di chi sosteneva che essa fosse una storia esclusivamente Vicentina. Gli Emilei erano famiglia che controllava Verona . Gli eredi ebbero a che fare con Antonio Avena ….

Maggiori ed approfonditi dettagli sono presenti nel Libro : Giulietta & Romeo il Doppio Enigma irrisolto in Arcugnano.

CONSIDERAZIONI FINALI

Contrariamente a quanto è stato diffuso fini pubblicitari, giocando a lungo con impreparazione tra VERO o FALSO il territorio del colossale anfiteatro acquatico Berico dei Querini in Arcugnano non è mai stato “scoperto” come per incompetenza qualche incolto ne ha così fatto apparire il suo riutilizzo, perché esso ma grado i ben visibili segni del terremoto del 1117 ne abbiano pesantemente intaccato il suo profilo, ESISTE DA MILLENNI e qualsiasi tecnico che desideri sincerarsene lo può accertare . Unico al mondo fra quelli acquatici stabiliti stabili ancora esistenti è considerato una delle 10 spettacolari meraviglie .

NEL PIANETA ITALIA DIVORATO DALLA MAFIA dal 10 luglio 1943

Dal 2016 il suo conservatore e vittima di un tentativo di estorsione milionaria tuttora in corso mentre il teatro è stato ferocemente dibattuto fra due diverse organizzazioni criminali italiane di stampo mafioso. Ebbene 5 magistrati italiani al posto di tecnici e dei periti , senza un CTU di verifica alle loro asserzioni accettando accuse di pregiudicati istituzionali e di un estorsore seriale, si sono arrogati il potere di definirlo “FALSO CLAMOROSO” senza tuttavia mai provare da dove esca tale convinzioni e attraverso quali VERE prove . L’estorsione Istituzionale per il possesso e il controllo del luogo , le intimidazioni e le minacce di cui sono stati vittime numerosi studiosi al momento delle stesura di questo redazionale sono ancora in corso .